La maglia ha tanti pregi: è meditativa, creativa, non inquina, è silenziosa, ma soprattutto è PORTATILE. Il pomeriggio dopo pranzo per me è sacro: ho bisogno di riposo, visto che le notti con Zezze non sono proprio dedicate a Morfeo. Mi basta anche mezz'ora per recuperare, ma quella mezz'ora deve essere di silenzio, dedicata a me. Se vedo che a casa non è cosa, carico i bimbi in macchina sicura che dopo nemmeno cento metri crolleranno come pere cotte.
E io? mi porto dietro ferri e gomitoli e sferruzzo finché non si risvegliano.. Va bene qualsiasi posto, un bosco, un parcheggio con vista sulla vallata, e poi la maglia si prende tutto. W la maglia!
Il giorno di San Martino è l'11 novembre. Quel giorno nelle scuole steineriane c'è la Festa delle Lanterne. Le giornate sono molto più corte e le lanterne servono ad illuminare le tenebre.
Realizzarle è un gran divertimento. Si può usare un barattolo di vetro, come abbiamo fatto noi, o un palloncino gonfiato. Si possono dipingere o attaccare pezzettini di carta velina, o ritagliare sagome di gnomi, sole, luna e stelle da attaccare sotto la carta velina colorata.
La fiamma della lanterna non è esposta, ma protetta all'interno. E' la luce calda interiore che si accende.
San Martino sentiva dentro di sé una luce interiore così forte che, incontrando in una fredda notte d'inverno un mendicante infreddolito alle porte della città, si offrì di condividere con lui il suo mantello.
Un'antica leggenda racconta la sua storia.
La leggenda di San Martino
Una compagnia di cavalieri stava cavalcando al servizio dell'Imperatore per le strade di Francia, in direzione di Amiens. Venivano dall'Italia per dare il cambio alla guardia. Mentre cavalcavano, cominciò a piovere ed era così freddo che la pioggia congelò e diventò ghiaccio, rendendo le strade scivolose.
I compagni di Martino incitavano i loro cavalli con la frusta, ma Martino non frustava il suo perché non voleva che cadesse. Il cavallo lo aveva servito bene per tanto tempo. Raggiunse la porta della città, ma il cavallo rifiutò di passarla, arrestandosi improvvisamente fuori dalle mura della città.
Martino vide un povero mendicante seduto davanti al muro, tutto infreddolito. Scese da cavallo e con la sua spada tagliò in due il suo mantello, senza esitazioni, offrendone poi metà al mendicante. Quindi risalì a cavallo ed entrò in città.
Quando più tardi Martino incontrò i suoi compagni in un'osteria, essi lo derisero e lo presero in giro. Ma nella notte, mentre Martino dormiva, apparve dietro di lui una figura splendente con indosso il suo mantello, che gli disse: "E' me che hai aiutato". Era Gesù.
Martino non dimenticò mai questa esperienza e decise che, da allora in poi, avrebbe servito un Signore più potente dell'Imperatore.
(Spunti da "Come sviluppare tutti i talenti del bambino" a cura di A. Mathisen)
La Festa delle Lanterne è iniziata circa alle cinque del pomeriggio. Eravamo alla Scuola steineriana di Villa Rucellai a Prato, invitati dalla nostra amica maestra Letizia.
Ad una ad una sono state accese le lanterne. Poi i genitori si sono incamminati insieme ai loro bambini, in una lunga processione di lanterne. Tutti si uniscono ai canti, mentre camminiamo: i canti si intitolano, per esempio, La lanterna, oppure San Martino cavaliere. Si è scelta una strada che sosteggiava la Villa, senza traffico.
Alla fine della processione siamo arrivati ad uno spiazzo dove ardeva un bellissimo falò. Qui è arrivato galoppando San Martino e ha lasciato il suo mantello.
I bimbi erano rapiti ed io con loro, tanto che non ho fatto in tempo a fargli una foto...
Poi sono state distribuite caldarroste e biscotti di San Martino (a forma di sole, luna e stelle). Quindi ci siamo avviati pian piano verso casa, mentre le candeline delle nostre lanterne si spegnevano una ad una.
L'idea viene da qui, grazie Claudia sei inesauribile! Ecco il nostro album di famiglia di stoffa, o meglio di federa!
E' semplicissimo e d'effetto: basta cucire le pagine, la copertina è un ritaglio di stoffa Ikea, per stampare le foto si usano fogli apposta che vanno poi stirati sulla stoffa..
Dopo qualche prova il risultato è assicurato e ecco pronto un album indistruttibile da portarci ovunque. Ora andiamo a festeggiare San Martino!
Arriva il freddo e abbiamo pensato un po' a tutti. Uccellini compresi.
Le cassette nido sono un ambiente ideale per la riproduzione per particolari specie di uccelli (soprattutto le cincie) che faticano sempre di più a trovare alberi vecchi o morti ricchi di cavità in cui nidificare.
In realtà queste cassette, fatte a tempo record dal babbo Antonio con legno di recupero di vecchi parquet, dovrebbero essere appese sul finire dell'inverno quando gli uccelli perlustrano gli alberi alla ricerca di cavità in cui nidificare. L'ideale è trovare un ramo ad un'altezza compresa tra 2 e 4 metri.
Il foro d'entrata deve avere una dimensione di 32/35mm: più piccolo non sarebbe utilizzabile, mentre un foro troppo largo non è gradito perché consentirebbe l'ingresso di indesiderati predatori di nidi come topi, scoiattoli e picchi.
Un nido a cassetta chiusa come questi potrà essere gradito a diverse specie d'uccelli (cinciallegra, cinciarella, cincia mora, picchio muratore, torcicollo e pigliamosche).
Se la cassetta viene colonizzata si possono osservare tutte le fasi della nidificazione ( costruzione del nido, alternarsi dei genitori nella cova, fornitura di cibo per i piccoli, involo) ma non vanno disturbati per nessun motivo gli uccelli durante il periodo riproduttivo (fino all'involo di tutti i nuovi nati), per non causare l'abbandono della cova da parte dei genitori (questa cosa dovrebbe far riflettere chi affolla i reparti maternità per vedere a tutti i costi il nuovo pargoletto appena nato...).
Alla fine della nidificazione si può lasciare la cassetta appesa (dopo averla ripulita all'interno dall'imbottitura lasciata dagli uccelli), perché se è stata gradita potrà essere utilizzata anche da ghiri, moscardini o topi quercini che vi potranno trascorrere comodamente il letargo invernale.
Perfettamente di stagione è invece la mangiatoia, che serve per fornire cibo agli uccelli in inverno, quando, a causa della neve e del gelo, tanto i granivori (passeri, fringuelli) quanto gli insettivori (merli, pettirossi, cince), sono in grande difficoltà a reperirlo in natura.
Anche questa realizzata da Antonio con supervisione di Ettore, l'abbiamo installata oggi su un paletto, che deve essere ad almeno 1,5 mt. da terra (in alternativa si può appendere con delle catenelle ad un albero).
E' importante fornire cibo solo in inverno per consentire agli uccelli di allevare i piccoli nati in primavera con cibo "vivo" e naturale come vermi e insetti (l'obiettivo non è addomesticare i selvatici, ma solo aiutarli a superare la stagione fredda); all'inizio della primavera si può ritirare la mangiatoia e effettuare la manutenzione per la stagione successiva.
I granivori (passeri, fringuelli, verdoni, cardellini, ecc.) gradiranno molto vari tipi di semi come girasole, lino, miglio, avena; mentre la dieta degli insettivori (merlo, pettirosso, cinciarella, codirosso, ecc.) deve essere integrata con cibi più grassi, come briciole di dolci, noci, mandorle e arachidi tritate, piccole croste di formaggio e impasti di lardo o burro.
Noi abbiamo attaccato le nostre pigne di semi e dei pezzettini di filo di lana in una retina dei limoni per la costruzione dei nidi.
Dalla finestra del bagno faremo dell'ottimo birdwatching!
Questa mattina siamo andati a fare un giro a Lucca, ben sapendo che c'era il famoso festival del fumetto, ma ignari del mondo parallelo che avremmo incontrato lungo le vie della città, un mondo di cui non sospettavo minimamente l'esistenza..
Migliaia di ragazzi (e alcuni nemmeno più di tanto) vestiti da personaggi che io non ho mai nemmeno sentito nominare, uno diverso dall'altro e fatti per lo più a mano, in stoffa, cartapesta e qualsiasi altro materiale che potesse rendere l'effetto desiderato.. Era uno spettacolo stranissimo, sembrava davvero di essere atterrati su un altro pianeta, anzi meglio, una specie di invasione pacifica di esseri diversissimi tra loro ma incredibilmente in perfetta sintonia l'uno con l'altro.. Era come se si "riconoscessero" tutti, per un particolare odore di fumetto percepibile solo dalle loro antenne..
Noi eravamo spettatori stupefatti. E basta. Chissà che direbbero Rudolf (Steiner) e Maria (Montessori).. :D
Entro in milonga e la prima cosa che percepisco è l'energia.
E' qualcosa che dipende da tanti ingredienti: dalla musica, dalla gente che balla, dagli sguardi di uomini e donne seduti al tavolo che studiano un cabeceo, che significa intesa.
L'intesa è il laccio, la spinta raccolta, il gesto assorbito e trasformato in abbraccio.
Un uomo si alza, costegga i tavoli sfiorando qualche sedia con la mano, il passo felpato, sempre, da cacciatore. Si avvicina e lei aspetta. Ancora. Un attimo.
La cortesia di una mano d'invito, come una foglia, che serve agli occhi per incrociarsi un'ultima volta. C'è sempre una donna vicino che osserva questo piccolo magico rituale, che è l'inizio di tutto, lì c'è già il tango.
A guardarli bene sembrano vecchi amanti, non più in incognito da anni. Lei aveva indovinato il vestito. Lui pensa che è bella.
Poi il tango si prende tutto. I pensieri, la vita. Si prende i ricordi. Sospende. Tutto. C'è tempo e spazio solo per andare. Passi che sono frasi, domande, risate. A se stessi, con la scusa di ballare.
A quest'uomo, a questa donna che stasera ballano da una vita.
.....
Antonio ed io ci siamo conosciuti così, il 31 ottobre di 4 anni fa, grazie al tango argentino.
Ieri sera ci siamo regalati una milonga insieme, ed ogni volta è come la prima volta. Lo sguardo che chiede, la mano che invita, chiudo gli occhi e sento il primo abbraccio, ed è l'inizio ancora.
Grazie a Simone per la bella serata e la bella musica.
Come previsto siamo piombati nell'autunno piovoso e freddino. Ieri mattina abbiamo visto i primi pettirossi avvicinarsi alle finestre in cerca di cibo. Le casette per l'inverno sono in costruzione, ma nel frattempo abbiamo realizzato le pigne di semi, seguiendo pedissequamente il tutorial de La casa nella prateria (per noi grande fonte di ispirazione).
Sono semplicissime da realizzare. La cosa più avventurosa è stata recuperare qualche pigna sotto la pioggia battente.. ma la mamma c'è per questo.. Quindi le abbiamo messe ad asciugare sopra la stufa a legna.
Abbiamo legato un filo di lana ad ogni pigna.
Poi ci siamo muniti di burro di arachidi e semi per uccellini (si trovano delle miscele già pronte al supermercato o si possono fare coi semi che si hanno in casa).
Abbiamo spalmato le pigne con il burro di arachidi.
Le abbiamo impanate nei semi.
Et voilà. Le pigne sono pronte per essere attaccate a qualche ramo un pò tranquillo, meglio se visibile dalle finestre!
Poi via a per qualche giorno, andiamo a festeggiare il compleanno della nonna Paola!
Ieri per la prima volta da tantissimo tempo.. non so, sicuramente da prima della nascita di Cesare, sono stata via quasi tutto il giorno. A settembre ho iniziato un bellissimo corso di shiatzu, che mi impegna un lunedì sera a settimana e una domenica al mese. Per cui ieri col cuoricino piccino me ne sono andata la mattina e tornata nel tardo pomeriggio. Ecco come se la sono cavata i topini col babbo:
Mica male no?..
Poi ci siamo ritrovati nel tardo pomeriggio per andare al compleanno di Amanda Stella e Giulia Vittoria alla pista di pattinaggio: