Da quando sono rimasta incinta di Ettore qualcosa è cambiato in me, come se si fosse acceso un lumicino che pian piano è diventato un fuoco divorante. Ho cominciato a leggere articoli che prima non avevo mai preso in considerazione.. Un giorno parlando con una cara amica è venuta fuori la fascia: io non avevo mai pensato di portare un figlio così.. certo in 2/3 del mondo lo fanno, ma la mia storia personale era fatta di parto cesareo, carrozzina (poca perché non ci stavo nemmeno legata) e poi via: box e girello e finalmente di corsa con le mie gambette storte già a nove mesi..
Questa fascia appena ho potuto me la sono cercata su internet: tutto quello che leggevo mi sembrava semplicemente naturale e normale e bellissimo.. Poter stare a contatto col proprio cucciolo, sentire il battito del suo cuore e fargli sentire il mio, portarmelo ovunque e allo stesso tempo proteggerlo da tutto. Insomma è stata l'unica cosa che mi sono comprata fino al giorno del parto.
Nel frattempo la mia vita era cambiata come rivoltare un calzino: da pochi mesi stavo con Antonio, avevo cambiato casa andando a stare da lui, e come mi mancavano le mie colline della Valdorcia e la mia solitudine. Avevo una nuova vita in me che ora mi portava su un sentiero del tutto nuovo, e per la prima volta non ero io a decidere TUTTO.

Ogni volta che andavamo dal ginecologo o a fare un'ecografia mi sentivo molto a disagio. Io che avevo passato tutta la vita a farmi visitare, analizzare, tagliuzzare e ricucire (10 operazioni all'attivo per un'ustione a 4 anni..) ora non sopportavo tutta quell'intromissione in qualcosa che era più che mio: ero stata scelta da mio figlio e avevo la responsabilità di ascoltarlo.
Ho cominciato a seguire un corso di yoga per future mamme. Lo yoga lo avevo sempre praticato, e approfondito in Nepal, dove ero riuscita ad imparare a meditare. Questo era qualcosa di moolto soft ma mi serviva per ritagliarmi uno spazio solo mio e del mio bimbo e per conoscere altre mamme in un posto dove ero arrivata solo da pochi mesi.
Qui ho sentito parlare per la prima volta da una mamma di parto in casa: wow, che bello, anche qui mille luci mi si sono accese in testa, come se fosse qualcosa di cui ero sempre andata in cerca! Quella mamma è diventata la mia prima vera amica, la mia guida in tante cose che per me erano tutte da scoprire.
La decisione è arrivata alla svelta: ne ho parlato con Antonio, che con mia immensa gioia si è mostrato molto entusiasta e siamo andati a conoscere l'ostetrica che ci avrebbe accompagnato nel parto in casa. Purtoppo il parto di Ettore non è andato come mi ero aspettata: un travaglio lungo e spossante, lui incastrato nel coccige.. insomma siamo dovuti andare in ospedale, dove però è riuscito a nascere in modo naturale.

La mattina, tempo di firmare, e ce lo siamo subito portato a casa. Poche ore e dell'ospedale ne avevo già piene le scatole, con la mancanza di rispetto, le regole imposte, gli orari, gli esami non richiesti, le lungaggini burocratiche, in sintesi la mancanza di ascolto.
Avevo bisogno di proteggere Ettore da tutto, dal mondo, di averlo tutto per me, appena fuori dalla pancia. E così è stato, sempre. Allattamento a richiesta, che con lui significava stazionare sul divano a giornate intere, nottate di puppe e pianti nel lettone, a metterlo da solo in camera neanche ci abbiamo provato. Il suo adattamento alla vita è passato in egual misura dal mio.. Ho dovuto iniziare un processo di autoeducazione enorme. Inutile dire che è stata durissima per me, abituata all'indipendenza da tutto e tutti, a decidere di partire per l'altro capo del mondo da un giorno all'altro con uno zaino sulle spalle e basta, abituata ai miei tempi e spazi, all'aria aperta come e quando volevo.

Eppure una forza profonda e inamovibile mi diceva che quello era il mio compito vero, il mio ruolo, ciò che ero chiamata a fare, e in quel modo, senza compromessi. Ovviamente sono arrivati da tutte le parti rimbrotti, commenti negativi, critiche: Ettore era un super-viziato, aveva bisogno di meno tetta, di non stare con me tutto il tempo, e poi il fatidico asilo nido..
Ci ho anche provato a portarlo all'asilo nido, a nove mesi: abbiamo pianto per 20 giorni tutti e due e poi finalmente ho dato ascolto al mio istinto e con immensa gioia ho deciso che perlomeno non era arrivato ancora il momento.
Con la gravidanza di Cesare poi tutto ha come preso luce.. All'inizio pensavo fosse una bimba, tanto lo sentivo pieno di pace. Lui ha aspettato che fossi pronta ad accoglierlo e poi abbiamo iniziato a crescere di nuovo, insieme. Sentirlo in me era come ricavare energia a piene mani, come se fosse lui a guidarmi, a tenermi per mano anche nei momenti più bui. Ha scelto di nascere a casa, nel modo più perfetto, ha scelto il Lotus Birth, mi ha riconfortata col suo equilibrio, con i suoi sorrisi incondizionati.
Tutto quello che con Ettore è una dura conquista, e per questo certo bellissima, con Cesare è un'armonico andare, un lasciarsi vivere senza spigolature. Sono come due alter ego di me stessa, le due parti di me che si ricongiungono, che mi ricongiungono..
Così attachment parenting assume una sfumatura nuova.. sono loro che mi hanno tenuta insieme, mi hanno abbracciata.. mi crescono ogni giorno.