Questa mattina siamo andati a fare un giro per Lucca in bici e ci siamo imbattuti per caso nel Gioco del Chinè.
Entrando in questa piazza seminascosta siamo stati avvolti subito da un'atmosfera d'altri tempi. La piazza era stata circondata da una rete alta e all'interno pochi giocatori di un'età compresa tra i venti e i sessant'anni si avvicendavano a battere con un pezzetto di manico di scopa una specie di fuso piccolo di legno, all'interno di un cerchio tracciato sul pavimento con un gessetto.. Una specie di baseball da strada. Io mi sono subito sentita un'emozione dentro: felice di aver trovato qualcosa di così semplice e così bello, aggregante, e condito da un tifo da stadio incredibile!
Cito dal "libretto di istruzioni": Una volta lo si giocava nelle strade, nelle piazze, sotto gli spalti delle Mura che ben si prestavano alla dose di libertà spaziale richiesta da questo gioco. Chi, tra i nostri anziani di Lucca dentro non si ricorda le partite fatte al Prete morto, subito fuori Porta Elisa o quelle fatte nel Bastardo, in Via S. Giorgio e così via fino a nominare tutte le strade e lo stesso ricordo riporta a quelle partite così accese e "sentite", alle litigate, alle chiassate alle lunghe ralle che seguivano i perdenti e alla voga, la penitenza, che immancabilmente segnava la sconfitta e dichiarava la vittoria. Ancora si ricordano, con velato compiacimento, i vetri rotti e gli urli dei malcapitati che si trovavano a passare sulla traiettoria del chinè che, quando era lanciato, sembrava un piccolo missile in corsa.
A conferma della sua accertata pericolosità in un proclama della Serenissima per l'anno 1546 si legge: "Considerando il Magnifici S.ri de Nocte al crimine il pericolo grande delli Pandolci con quali non solum li Putti ma ancor ahuomeni fatti et con la barba nelle piazze pubbliche Campi et altre strade di questa Città non avendo rispetto alcuno alli viandanti del che nasce che spessissime volte i Nobeli Cittadini, Putte, donne et ogni altra persona Viandante vengono offesi e passan gran pericolo. Ritenuto quindi pericoloso e avendone appurato la pratica anche tra gli adulti, si provvede a mettere fine al disagio arrecato con l'imposizione di una sanzione e con la punizione corporale: dieci mesi di preson serrati e frustati attorni il Campo o ver luogo dove haveranno zuogato et pagar Lire 50".
E ancora da qui:
"Il chinè è uno dei più antichi giochi di strada e dei
giochi di strada ha tutte le caratteristiche: semplicità,essenzialità
di elementi,capacità di aggregazione,competizione,prova di abilità, regole orali e variabili.
Alcuni
studiosi lo hanno ritenuto un antenato povero del baseball perché ne
contiene alcuni movimenti tipici e si basa su abilità fisiche ben
precise:forza nel braccio,coordinamento oculo motorio,senso della
misura e dello spazio.
Una volta lo si giocava nelle strade, nelle
piazzette o sotto gli spalti delle Mura ma più frequentemente ci si
ritrovava nella strada vicino a casa a fare lunghe partite che ci
accendevano gli animi e spesso finivano in litigate e ralle( presa di
giro) senza contare che spesso erano i vetri delle finestre che si
affacciavano sulla strada ad accrescere la pericolosità del gioco.
Una
certa dose di rischio c’era anche durante la partita, specialmente per
i più piccoli o per i più lenti non era inevitabile sentirsi arrivare
addosso il chinè lanciato con foga o nel tentativo di pararlo venire
colpiti dal legnetto che sembrava un piccolo missile in corsa.
A Lucca il gioco era presente già nel Medioevo e ritenuto gioco illecito e rischioso alla stregua di molti altri allora in voga.
L’attuale
denominazione di Chinè potrebbe farci pensare ad un francesismo del
verbo chiner che significa vergare ancora nel campo della pura ipotesi
il termine’Cambrì’ che spesso segue potrebbe anch’esso derivare da un
influsso francofono nella nostra parlata riconducibile alla presenza
dei Baciocchi nel territorio della lucchesia.
Come ogni gioco di
strada aveva regole precise, fondamentali accanto ad altre transitorie
e momentanee che dipendevano dai più grandi, dal più forte o dal più
prepotente.
Il bastone per il tiro si faceva con un manico di
granata( scopa) tra gli urli delle donne di casa che, pur sapendo la
fine che avrebbe fatto, continuavano a lasciarla appoggiata al muro,
incustodita e, noi, come razzi si scappava saltando gli scalini come il
vento.
Nella nostra città si è giocato a chinè fino agli anni ’70
ancora emotivamente presente è il ricordo di quei tempi negli adulti e
negli anziani che, per il secondo anno, si sono impegnati a gareggiare
per il Trofeo di Chinè Lido Simonetti Città di Lucca.
Numerose sono
le varianti nel gioco della lippa in altre regioni d’Italia ma
rimangono identici dappertutto gli elementi fondamentali:i due
bastoni,il tiro e la battuta.
La sincronicità del braccio e
dell’occhio si acquista con l’allenamento e con la pratica continua,per
questo motivo i giocatori di chinè si perdono volentieri a fare da
addestratori ai ragazzi e alle ragazze che,timidamente incuriositi,
chiedono di provare,li incoraggiano e li sostengono con pazienza,tutto
questo favorisce l’apprendimento e facilità il rapporto
intergenerazionale con reciproco beneficio".
Insomma, ci siamo ripromessi di riprovarci a casa, cercando di non ammazzarci a vicenda e di non rompere tutti i vetri delle finestre della corte...
Il gioco è una funzione che contiene senso.
Ogni gioco significa qualcosa.
(Huizinga. Homo ludens)
