Ho comprato questo ebook "Bilingue per gioco" un paio di mesi fa, forse l'ho letto un po' distrattamente, molto più probabilmente ero già un po' prevenuta: ho sempre pensato che le lingue vanno insegnate dai madrelingua, e a maggior ragione un bimbo piccolo, che è un organo di senso, deve assorbire non solo dei suoni, ma tutto il mondo che c'è dietro una lingua.. Io sono laureata in lingue e letterature straniere moderne, e di certo le lingue non le ho imparate sui banchi, lì ho sviscerato i meccanismi, assaporato la letteratura.. ma una lingua è ben altro. Quando me ne sono andata a vivere all'estero - in Inghilterra per l'inglese e in Svizzera per il tedesco) lì sì che ho cominciato a parlare con tutto il corpo. Fare lingue non è mai stato il mio sogno, ma mi ha dato una chance unica per fare ciò che più amo: viaggiare, conoscere modi di vivere, di pensare, di mangiare diversi dal mio, respirare odori di mondi nuovi. Ho cominciato a fare pensieri diversi, perché diversa è la struttura di una lingua, il ritmo della frase, e finalmente a sognare in un'altra lingua..
Quando ho avuto l'opportunità di insegnare inglese some seconda lingua comunitaria a ragazzini delle medie il primo scrupolo che mi sono fatta venire è stato come far capire tutto questo, che metodo adottare.. E' stata dura, ma ho provato a mettermi nei loro panni, e alla fine dell'anno anche quel tipetto, che aveva esordito con "ma a me a che mi serve l'inglese, io voglio andare a lavorare nei campi con mio nonno!", era entusiasta di giocare a palla scandendo parole in una lingua diversa, avevano assaggiato il cheescake, avevano visto un po' di Inglese coi miei occhi e le mie orecchie..
Ma nonostante il mio accento non male e la mia fluency, rimango un'italiana all'estero..
La settimana scorsa è arrivata da noi Gemma, una ragazza trovata su internet, che ama i bambini e che subito sono stati ricambiati da Ettore e Cesare. Con una naturalità disarmante. Gemma è madrelingua inglese: babbo italiano, mamma pakistana, ha vissuto vino a 10 anni in giro per il mondo. E mi ha proposto: posso parlare ai bimbi in inglese?.. Che dire, ha spalancato una porta aperta, ero proprio curiosa di vedere quale metodo avrebbe usato.
Come sempre la soluzione migliore è anche la più semplice. Non fa altro che dire una frase prima in italiano e subito dopo in inglese. Ed è fatta!
Ettore mi ha chiesto: ma come mai parla in inglese? (a parte che per lui tutte le lingue straniere sono Inglese) e io ho semplicemente detto che tutto si può dire anche in inglese..
Ora spesso ridendo ripete molte delle parole che Gemma dice. Cesare invece è già madrelingua.. gioca e borbotta automaticamente quei suoni che tra l'altro sono anche più semplici dei nostri.. e la saluta con un bel "bai bai".. e con che nonchalance!
Mi è sembrato tutto così facile che nella mia insicurezza ci ho provato anche io: e ho scoperto che è bellissimo.. Bye Bye!!
Ecco qui qualche buon consiglio sul metodo da adottare per insegnare una lingua ai propri bimbi senza essere madrelingua. Quindi non scoraggiatevi e fate questo bel regalo ai vostri figli. Good luck!

