Quasi un anno fa nasceva Cesare. Per l'esattezza tra un mese, il 27 agosto, festeggiamo il suo primo compleanno.
In questi giorni sto come rientrando nell'atmosfera che vivevo un anno fa. La mente mi torna sempre più spesso all'ultimo periodo prima del parto, con Ettore più piccolo e sempre molto bisognoso di stare in collo, con il caldo e la panciona.
Mi ricordo molto bene il contatto continuo che ho avuto con Cesare quando era ancora nella pancia. Tanto che quando l'ho visto, subito appena nato, non ero per niente stupita: era semplicemente come lo avevo sentito per nove mesi.
I primi mesi di gravidanza non sono stati facili: ero molto stanca dalle nottate e giornate di tetta non-stop con Ettore, chiusa in casa la maggior parte del tempo a guardare fuori dalla porta di vetro e aspettare che Antonio tornasse a casa per condividere almeno un po' con lui tutto quello che stavo vivendo. All'inizio ho faticato all'idea di essere di nuovo incinta. Cesare mi ha aspettata. Poi quando finalmente anche io sono stata pronta, mi ha presa per mano e ci siamo incamminati insieme. I mesi successivi è stato la mia luce interiore, bastava chiudessi gli occhi per sentirlo sorridere dentro di me. E il suo sorriso diventava il mio, così abituata a sorridere ogni giorno un po' meno.
In questo momento penso a quanto ci ha regalato già in questo quasi anno + 9 mesi.. Che fortuna enorme che ci abbia scelti.
Ecco la storia della sua nascita:
29 agosto 2008
Cesare non ama la confusione e questo si è capito dal fatto che ha deciso di
nascere non appena abbiamo finito di ripulire la cucina dopo averla
ridipinta mercoledì scorso.. Sapevo che finché non avessi tolto di mezzo
tutti i lavori da casa il mio parto non ci sarebbe stato, ero un pò nervosa e
impaziente per questo. E così è stato: abbiamo sistemato tutto, cenato, e
appena Ettore (21 mesi) si è addormentato, mi sono messa seduta sul
divano con Antonio, e dopo nemmeno un quarto d'ora mi si sono rotte le
acque.. Che strana sensazione, con Ettore non c'era stato questo segnale,
erano state rotte in ospedale poco prima che lui uscisse, per accelerare il
parto.
Ci siamo guardati ed in me è scesa una calma quasi surreale.. sapevo che
ero ad una specie di giro di boa, tutto ciò che avevo rielaborato dal mio
parto ospedalizzato e traumatico di Ettore, stava ora per essere messo alla
prova da quello che stava per succedere. Abbiamo passato un paio d'ore in
pseudo-normalità.. guardando apparentemente un film, di cui non abbiamo
capito nulla. Poi verso mezzanotte le prime contrazioni che hanno
cominciato a farmi piegare sul mio gnocco - un cuscinone cucito apposta
per Cesare da un'amica-mamma-cangura. Ho avvertito l'ostetrica e intanto
l'intensità dei dolori aumentava pian piano. Ho cominciato a camminare per
casa, e ad accovacciarmi ad ogni contrazione, come una lupa che cerca la
tana.. in salotto non so perché mi sentivo troppo esposta, o vicina alla
parete dei vicini. Quando è arrivata l'ostetrica, verso le 2 di notte, ero già
nel panico del dolore. Ad ogni contrazione il mio pensiero fisso era quello
di non farcela, di non riuscire a partorire, di non essere capace, quello che
avevo continuato a pensare dal parto di Ettore. Antonio mi accompagnava
chiedendomi di respirare a fondo, io sempre con quest'impressione di non
affrontare bene le contrazioni. La Maria ha aspettato che passasse la
contrazione e mi ha visitata: 2 cm di dilatazione, il cuore di Cesare
perfettamente in corsa. Da quel momento tutto è stato fortissimo: ogni
contrazione mi faceva urlare in modo scomposto, cercavo di aprire la gola
ma il dolore era troppo forte. Sentivo Cesare premere e scendere ad una
velocità sorprendente, e avevo l'impressione di non riuscire a dilatarmi
abbastanza velocemente. La Maria mi esortava a rallentare la fine delle
contrazioni respirandoci sopra, in modo da non precipitare il tutto, da dare
il tempo a Cesare di recuperare un pò di ossigeno. Nel frattempo le mie urla
avevano svegliato Ettore, che ora correva per casa con il suo giochino di
legno e saltava ovunque tutto confuso. Alla fine Antonio non faceva che
salire e scendere le scale a prendere questo e quello con Ettore in collo, uno
più agitato dell'altro.. Io ho trovato la mia tana per partorire tra il lavello e
l'isola della cucina appena ridipinta di un bel giallo caldo e arancio. Ad un
certo punto una spinta è stata fortissima, impossibile da respirare.. ho
sentito bruciare dentro e mi sono messa istintivamente una mano sotto: ho
sentito la testa di Cesare, e la Maria accovacciata dietro di me che cercava
inutilmente di prendere il battito di Cesare si è resa conto di ciò che stava
succedendo e ha chiamato Antonio, che stava scendendo le scale con Ettore
per l'ennesima volta in cerca di chissà quali telini, catini, borse dell'acqua
calda.. Si sono accovacciati anche loro lì vicino mentre in una seconda
spinta usciva tutta la testa e poi la spalla e tutto il corpo.. Erano le 2.55.
Cesare era con noi, sotto il lavello di cucina. Ho guardato istintivamente
Ettore e ho visto l'emozione pura nei suoi occhi, senza nessuna ombra di
disagio, perfettamente conscio di quello che succedeva, tra le braccia di
Antonio che nel frattempo era scoppiato in lacrime e ripeteva qualcosa
come: oddio, oddio... Cesare era lì tra le braccia della Maria e gli strofinacci
di cucina, nello splendore dei suoi 4.200 kg. Ci siamo spostati lentamente
verso il divano dove mi sono sdraiata, e ho preso Cesare tra le braccia,
stavo realizzando che ce l'avevamo fatta, tutti insieme, quel parto
apparteneva a tutti noi, nella nostra casa, con il nostro calore. In quel
momento è arrivata Gabriella, l'altra ostetrica, mi ha guardata e ha detto: lo
sapevo (che ce l'avresti fatta prima che arrivassi..). Abbiamo aspettato che
nascesse la placenta: ho fatto un pò fatica, la stavo trattenendo per paura di
sentire male e ci ha messo un'oretta, ma poi mi sono alzata in piedi e con
una spinta è sgusciata fuori una bella focaccia di 800 gr.. pronta per essere
lavata e messa sotto sale nello scolapasta che avevamo preparato apposta.
Cesare nel frattempo riposava beato sul mio seno, avvolto nei suoi telini,
senza essere lavato. Bellissimo. Alle 5 le ostetriche ci hanno salutati, io non
ho chiuso occhio con Cesare nel mio letto, beato. Antonio ha portato Ettore
in camera sua e sono crollati immediatamente..
Che dire, è stato tutto bellissimo e perfetto, meglio di come ci saremmo
mai immaginati e l'"odore" della nascita di Cesare fa ormai parte della
nostra casa e delle nostre anime. Ben arrivato Pantouffle.
Silvia Antonio ed Ettore
Lotus Birth
Appena nata la placenta, è stata ben lavata dai grumi di sangue dalle
ostetriche, dopo di che è stata cosparsa di sale grosso e messa a scolare
nello scolapasta che avevamo preparato apposta. Il giorno seguente
abbiamo aggiunto altro sale e l’abbiamo avvolta in un ciripà, quindi in una
traversina e messa nella sacca porta-placenta che avevamo cucito con la
nonna Paola. Per i due giorni successivi aggiungevamo sale e cambiavamo il
panno due volte al giorno, la placenta si seccava pian piano, senza dare
nessun odore, era bellissima, un piccolo albero della vita. Il cordone,
inizialmente molto lungo, morbido e bianco, si è seccato rapidamente e il
terzo giorno si è staccato lasciando a Cesare un bell’ombelico.. e alla
mamma una specie di nostalgia, per questa bella focaccia che ci aveva fatto
compagnia per nove mesi.
Avevamo pensato di seppellirla sotto un bell’albero, ma la Gabri ci ha
consigliato, visto che era molto ben conservata, di provare comunque a
metterla in forno. E così abbiamo fatto.. Stamani (1 settembre) è ancora lì, e
forse già stasera sarà pronta. Buon appetito!
